La nuova normativa introduce due cambiamenti fondamentali che trasformano la gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) sia per le imprese che per i dipendenti del settore privato.
1. Più aziende obbligate a versare il TFR all’INPS
Fino a oggi, solo le aziende con più di 50 dipendenti dovevano trasferire il TFR dei lavoratori al Fondo di Tesoreria dell’INPS. Dal 2026, questa soglia cambia per includere gradualmente anche realtà più piccole:
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Nel 2026 e 2027: l’obbligo scatta per chi ha almeno 60 dipendenti.
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Dal 2032: la soglia si abbasserà definitivamente a 40 dipendenti. Questo significa che molte medie imprese non potranno più trattenere il TFR in azienda per finanziare la propria attività, ma dovranno versarlo mensilmente all’ente previdenziale.
2. Iscrizione automatica ai Fondi di Previdenza Complementare (dal 1° luglio 2026)
Per chi viene assunto nel settore privato, cambia la regola del consenso. Se il lavoratore non prende una decisione entro 60 giorni dall’assunzione, scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare.
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Cosa viene versato: Non solo il TFR, ma anche i contributi a carico del datore di lavoro e del lavoratore (a meno che lo stipendio annuo non sia molto basso, ovvero inferiore all’assegno sociale).
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Dove vanno i soldi: Al fondo previsto dai contratti collettivi.
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La libertà di scelta: Il lavoratore può comunque rinunciare a questa automazione entro i primi due mesi, scegliendo di mantenere il TFR secondo le regole classiche del Codice Civile.