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SOSTENIBILITA’ || IL RITORNO DELLE CASSE DI MUTUO SOCCORSO COME ECCELLENZA DEL WELFARE AZIENDALE SANITARIO

a cura di
Gabriele Brunello e Secondo Welfare

Lo Studio Labor et cetera da alcuni mesi mediante storico partner propone come soluzione di welfare integratico sanitario il ricorso ad una Società di mutuo soccorso.

E’ un tipo di welfare che ha una logica mutualistica di solidarietà tra gli iscritti con l’obiettivo di garantire cure di qualità e per tutti.

Vi invitiamo a prendere seriamente in considerazione questa opzione da proporre ai lavoratori e rivolgervi al ns Studio per valutare le condizioni.

 

Di seguito un interessante articolo dal sito Secondo Welfare ( www.secondowelfare.it ).

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Storicamente, le Società di Mutuo Soccorso sono nate per garantire un aiuto ai lavoratori in caso di malattia, impotenza al lavoro e vecchiaia. Alla metà dell’800 il fenomeno aveva avuto origine da un’iniziativa delle classi borghesi illuminate per dotare i lavoratori di uno strumento di auto aiuto basato sull’autofinanziamento e il senso della responsabilità, a cui si univano gli obiettivi della alfabetizzazione e del rispetto delle leggi, delle regole e della educazione civica e morale.

Il tema della Previdenza e della tutela sanitaria fu ritenuto così fondamentale che venne regolamentato per legge attraverso l’istituzione nel 1898 dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per i lavoratori dell’industria, e della Cassa Nazionale di previdenza per invalidità e vecchiaia, fino alla istituzione nel 1978 del Servizio Sanitario Nazionale universalistico.

Il diritto alla salute per le lavoratrici e i lavoratori

Il mutuo soccorso e la mutualità per decenni divennero residuali, ma con le riforme sanitarie degli anni ’90 sono ritornati ad avere un ruolo centrale di tipo complementare per integrare il SSN.

La legge 833/1978 prevedeva che la mutualità volontaria fosse libera, lasciando così spazio alle sole forme volontarie di mutualismo e ne vietava il finanziamento: “È vietato agli enti, imprese ed aziende pubbliche contribuire sotto qualsiasi forma al finanziamento di associazioni mutualistiche liberamente costituite aventi finalità di erogare prestazioni integrative dell’assistenza sanitaria prestata dal servizio sanitario nazionale”.

Tuttavia, ciò non ha impedito lo sviluppo di Fondi di assistenza sanitaria rivolti ai Dirigenti industriali o del Commercio, ai Giornalisti e in maniera più generalizzata, negli anni 2000, ha portato a prevedere in ogni CCNL l’istituto della sanità integrativa con contribuzioni a carico dei datori di lavoro ed eventuali compartecipazione dei dipendenti e recentemente allo sviluppo del welfare sanitario aziendale.

L’importanza di un Secondo Pilastro collettivo e integrativo

Il mutuo soccorso, inserito nel contesto aziendale riesce anche oggi a realizzare una reale solidarietà e redistribuzione delle risorse a favore delle necessità sanitarie emergenti. Se la tutela sanitaria integrativa viene attivata all’interno del gruppo di lavoratori di un’azienda si riescono a massimizzare i vantaggi del mutuo aiuto e del vantaggio reciproco. È molto più facile individuare un clima di reciproco aiuto tra lavoratori che lavorano gomito a gomito tutti i giorni e aderiscono ad un fondo sanitario di tipo mutualistico, piuttosto che nell’ambito di un rapporto puramente contrattuale con un gestore che svolge un’attività imprenditoriale. Non per niente le Società di Mutuo Soccorso sono state individuate dalla riforma del 2009 sia tra le fonti istitutive, sia tra i soggetti gestori dei Fondi Sanitari, tanto di quelli al 100% integrativi, quanto di origine negoziale rivolti ai lavoratori dipendenti.

Ma vediamo in che modo la predisposizione di un secondo pilastro collettivo e integrativo è importante, e quale potrebbe essere il suo contributo per garantire al meglio il diritto alla salute dei lavoratori.

Il primo pilastro pubblico mostra limiti non solo dal punto di vista delle erogazioni sanitarie, con un razionamento ormai esplicito, ma ancora di più per quelle sociali. La composizione familiare sempre più formata da persone sole e senza relazioni parentali, che se ne possano prendere cura nella fase della vecchiaia e della non autosufficienza, rende sempre più chiara la consapevolezza della necessità di coinvolgere un secondo pilastro integrativo in una fase in cui la pressione fiscale non può più essere aumentata. C’è la necessità di sensibilizzare anche le generazioni oggi attive ad avere un pensiero lungo e prospettico sui sempre maggiori bisogni delle diverse fasi della vita, fortunatamente sempre più lunga, che ci attende dopo il pensionamento. Il secondo pilastro realizzato attraverso l’istituto della sanità integrativa collettiva rivolta ai lavoratori dipendenti utilizza risorse economiche aggiuntive che non provengono dalla fiscalità generale, ma derivano o dalla contrattazione collettiva, o da quella di secondo livello di welfare aziendale, ma anche dalla contribuzione volontaria.

Può funzionare al meglio se è basato su un modello volto a garantire i principi di equità e solidarietà nell’accesso alle cure. Deve essere gestito con finalità esclusivamente assistenziali, senza fini lucrativi, deve avere una mission solidaristica, e una governance basata sulla partecipazione democratica dei soggetti coinvolti e la trasparenza. Elementi che possono garantire l’efficacia, facilitare il contenimento dei costi, l’eliminazione di sprechi e rendite di posizione, in altre parole realizzare una vera cultura della mutualità e dell’aiuto reciproco.

Il modello dei Fondi sanitari mutualistici

Specificità del modello dei Fondi sanitari istituiti dalle Mutue (Società di Mutuo Soccorso) è proprio quella di realizzare una ampia solidarietà e mutualità sia tra diverse categorie (lavoratori dipendenti di vari livelli, con differenti capacità di reddito, e pensionati) sia dunque tra diverse generazioni.

Fondi sanitari di origine negoziale devono rispettare la soglia di almeno il 20% delle risorse destinate alla copertura sanitaria, a favore di prestazioni integrative come l’Assistenza Odontoiatrica, le prestazioni per il recupero della temporanea inabilità e quelle di carattere socio assistenziale. Tuttavia, occorre respingere il giudizio affrettato e negativo che i Fondi sanitari rivolti ai lavoratori dipendenti eroghino prestazioni duplicative e sostitutive di quelle garantite sulla carta dal SSN.

I Fondi mutualistici di assistenza sanitaria integrativa hanno come priorità la tutela del Servizio Sanitario Nazionale attraverso la gestione dei rimborsi delle prestazioni sanitarie effettuate dai lavoratori attraverso il SSN. Bisogna però rispondere prioritariamente ai bisogni di salute dei soci, che si scontrano con una rappresentazione di un SSN difficilmente accessibile e con liste di attesa molto lunghe o addirittura agende bloccate.

Ed è a questo punto che la mutualità interviene con l’orientamento all’uso del SSN, ai centri sanitari convenzionati con il SSN e quando non possibile, con l’agevolazione dell’accesso al privato. Poi, ovviamente, ci sono le prestazioni che sono fuori dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) come l’odontoiatria, o parzialmente escluse, come la riabilitazione fisioterapica. Nel 2022 il legislatore è intervenuto sul testo del noto articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 ampliando, in maniera esplicita, l’elenco delle prestazioni che rientrano nell’ambito di intervento dei fondi integrativi del servizio sanitario nazionale.

Alle prestazioni aggiuntive rispetto ai LEA e comunque integrate con il SSN, di cui al comma 4 dell’art. 9, sono aggiunte infatti:

  • le prestazioni di prevenzione primaria e secondaria;
  • le prestazioni di Long Term Care (LTC);
  • le prestazioni sociali finalizzate al soddisfacimento dei bisogni del paziente cronico che non siano a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Tuttavia, considerando che la maggioranza dei Fondi sanitari eroga prestazioni solo ai lavoratori attivi, al momento le prestazioni socio-assistenziali o di Long Term Care rappresentano una piccola percentuale. È perciò fondamentale stimolare la previdenza sanitaria anche per la non autosufficienza, sia attraverso la contrattazione collettiva e la possibilità di prosecuzione volontaria al momento del pensionamento, offerta dai Fondi sanitari istituiti dalle Società di Mutuo Soccorso, sia attraverso quella volontaria, che può essere mobilitata dalle Mutue che applicano il principio della porta aperta.

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